mercoledì 14 maggio 2008
SOSPENSIONE DEL BLOG
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venerdì 9 maggio 2008
omelia a cura della Comunità Missionaria Villaregia (giovani)
In questa domanda di Gesù mi sono sempre chiesta perché Gesù dice a Pietro: "Mi ami più di costoro?" Tradizionalmente si dice che Pietro doveva amarlo più di tutti proprio perché era posto a capo della Chiesa, a lui veniva infatti affidato il gregge di Gesù: l'umanità. Ma mi piace pensare che Gesù rivolge a ciascuno di noi questa domanda: "Emanuela, mi ami tu più di costoro?" E' una domanda che Gesù rivolge a ciascuno in modo personale, ci raggiunge nella profondità del nostro essere: non importa quanto gli altri amino Gesù, io sono disposta ad amarlo più di tutti gli altri? L'amore per essere vero e autentico è anzitutto personale, solo così potrà diventare universale. Solo se sappiamo amare Gesù al di sopra di tutto e di tutti, saremo in grado di amare gli altri nella loro verità e con purezza di cuore.
Venerdi 9
| San Pacomio Abate | |
| Santi Trecentodieci martiri di Persia | |
| San Dionigi di Vienne Vescovo | |
| San Geronzio di Cervia Vescovo | |
| San Giuseppe Do Quang Hien Martire | |
| Sant' Erma di Roma | |
| San Beato Eremita e apostolo della Svizzera | |
| San Banban Sapiens |
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, quando si fu manifestato ai discepoli ed essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: “Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti amo”. Gli disse: “Pasci i miei agnelli”.
Gli disse di nuovo: “Simone di Giovanni, mi ami?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti amo”. Gli disse: “Pasci le mie pecorelle”.
Gli disse per la terza volta: “Simone di Giovanni, mi ami?”. Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi ami?, e gli disse: “Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo”. Gli rispose Gesù: “Pasci le mie pecorelle. In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi”.
Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: “Seguimi”.
Parola del Signore
giovedì 8 maggio 2008
Omelia dell'eremo di San Biagio
Gesù ha dato agli apostoli la gloria ricevuta dal Padre chiamandoli alla sua sequela. Questa gloria è dunque Cristo stesso: la sua vita morte e risurrezione.
La gloria di Gesù non è trionfalismo ma movimento di servizio: splende nel sue essere docile al Padre e nel suo donarsi al mondo. Questa la sua vita!
Gli apostoli, e oggi la Chiesa, divengono 'luogo' della gloria nella misura in cui si fanno servi obbedienti e trasparenti all'Amore. Infatti la glorificazione di Gesù non è il successo apostolico dei discepoli, di noi, di ciascuno di noi, ma la loro, la nostra stessa esistenza. Un'esistenza radicata in Cristo: nel kathòs (= come) tra Lui e il Padre, cioè nel "siano uno come noi".
L'unione del Padre con Gesù è il modello e la fonte di ogni unità ed è il 'luogo' della glorificazione della Trinità e di ogni creatura che ne porta l'impronta. A questa unità siamo chiamati! Questa unità siamo chiamati a costruire!
"Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità". È una unità che viene dall'alto "Io in loro e tu in me", la sua origine è gratuita e invisibile, ma ha uno scopo che richiede visibilità: "affinché credano". Invisibile l'origine ma visibili gli effetti. L'unità diventa allora amore diffusivo ed effusivo: generosità, empatia, amicizia, servizio, comunione, dono di sé, gioia e... gloria!
Oggi nel mio rientro al cuore pregherò lo Spirito Santo perché mi doni di entrare, misticamente, nel "siano uno come noi". E lì, nel cuore della Trinità, pregherò:
Vieni in me Gesù, col Padre nello Spirito Santo, perché la mia vita sia un umile e appassionato servizio all'unità.
La voce di un Padre apostolico
Dovete formare un solo coro, prendendo tutti la nota da Dio, concertando nella più stretta armonia, per inneggiare a una voce al Padre per mezzo di Gesù Cristo; egli vi ascolterà e riconoscerà, dalle vostre opere, che voi siete il canto del suo Figlio.
Ignazio di Antiochia
Giovedi 8
| Madonna del Rosario di Pompei | |
| Sant' Arsenio | |
| Sant' Elladio di Auxerre Vescovo | |
| San Gibriano | |
| Sant' Ida (Ita) Monaca a Nivelles | |
| San Desiderato di Bourges Vescovo | |
| San Metrone Venerato a Verona | |
| San Martino di Saujon Abate |
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi al cielo, così pregò: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato, siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato.
E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro”.
Parola del Signore
mercoledì 7 maggio 2008
Omelia a cura dei Monaci Benedettini Silvestrini
Mercoledi 7
| Santa Flavia Domitilla Martire | |
| Sant' Agostino di Nicomedia Martire | |
| San Giovanni di Beverley Vescovo | |
| San Maurelio Vescovo di Voghenza - Ferrara | |
| San Cerenico (Cenerico) Diacono in Normandia | |
| Sant' Agostino Roscelli | |
| Santa Rosa Venerini | |
| San Flavio di Nicomedia Martire |
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi al cielo, così pregò: “Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi.
Quand’ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità”.
Parola del Signore
martedì 6 maggio 2008
Omelia a cura dei Carmelitani
• Nei vangeli di oggi, di domani e di dopo domani, mediteremo le parole che Gesù rivolse al Padre nel momento del congedo. Giovanni conserva queste parole e le pone in bocca a Gesù durante il suo ultimo incontro con i discepoli. E' il Testamento di Gesù in forma di preghiera, chiamata anche Preghiera Sacerdotale (Gv 17,1-26).
• Il capitolo 17 del vangelo di Giovanni è il finale di una lunga riflessione di Gesù, iniziata nel capitolo 15, sulla sua missione nel mondo. Le comunità conservarono queste riflessioni per poter capire meglio il momento difficile che loro stavano attraversando: tribolazione, abbandono, dubbi, persecuzione. La lunga riflessione termina con la preghiera di Gesù per le comunità. In essa spuntano i sentimenti e le preoccupazioni che, secondo l'evangelista, abitavano Gesù in quel momento in cui stava uscendo da questo mondo e andando verso il Padre. Con questi sentimenti e con questa preoccupazione Gesù ora si trova davanti a suo Padre, intercedendo per noi. Per questo, la Preghiera Sacerdotale è anche il Testamento di Gesù. Molte persone, nel momento di andarsene per sempre, lasciano qualche messaggio. Tutti conservano parole importanti del padre e della madre, soprattutto quando sono gli ultimi momenti della vita. Conservare queste parole è come conservare le persone. E' una forma di rispetto ed affetto.
• Il capitolo 17 è un testo diverso. Più di amicizia che di ragionamento. Per coglierne bene tutto il senso, non basta riflettere con la testa, con la ragione. Questo testo deve essere meditato ed accolto anche nel cuore. E' un testo non tanto da discutere, quanto da meditare e riflettere. Per questo, non ti preoccupare se non capisci tutto immediatamente. Il testo esige tutta una vita per meditarlo ed approfondirlo. Un testo così, deve essere letto, meditato, pensato, letto di nuovo, ripetuto, assaporato come si fa con una buona caramella in bocca. La si gira e rigira in bocca fino a terminarla. Per questo, chiudi gli occhi, fai silenzio dentro di te ed ascolta Gesù che ti parla, trasmettendo nel Testamento la sua maggiore preoccupazione, la sua ultima volontà. Cerca di scoprire qual è il punto su cui Gesù insiste di più e che considera il più importante.
• Giovanni 17,1-3: "Padre, è giunta l'ora!" E' l'ora lungamente attesa (Gv 2,4; 7,30; 8,20; 12,23.27; 13,1; 16,32). E' il momento della glorificazione che si farà mediante la passione, morte e risurrezione. Nel giungere al termine della sua missione, Gesù guarda indietro e procede ad una revisione. In questa preghiera, lui esprime il sentimento più intimo del suo cuore e la scoperta profonda della sua anima: la presenza del Padre nella sua vita.
• Giovanni 17,4-8: Padre, riconosceranno che vengo da Te! Nel rivedere la propria vita, Gesù vede se stesso come una manifestazione del Padre per gli amici che il Padre gli ha dato. Gesù non vive per se stesso. Vive affinché tutti possano avere un lampo di bontà e di amore che sono racchiusi nel Nome di Dio che è Abba, Padre.
• Giovanni 17,9-11a: Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie! Nel momento di lasciare il mondo, Gesù espone al Padre la sua preoccupazione e prega per gli amici che lui si lascia dietro. E che continuano nel mondo, ma non sono del mondo. Sono di Gesù, sono di Dio, sono segni di Dio e di Gesù in questo mondo. Gesù si preoccupa delle persone che restano, e prega per loro.
4) Per un confronto personale
• Quali sono le parole di persone a cui vuoi bene che orientano la tua vita? Se stessi per morire, quale messaggio vorresti lasciare alla tua famiglia e alla tua comunità?
• Qual è la frase del Testamento di Gesù che più ti ha colpito? Perché?
Martedi 6
| San Pietro Nolasco Fondatore dei Mercedari | |
| San Venerio di Milano Vescovo | |
| Santi Mariano e Giacomo Martiri di Lambesa | |
| Santa Benedetta di Roma Vergine | |
| Sant' Edberto di Lindisfarne Vescovo | |
| San Lucio di Cirene Vescovo | |
| Beati Edoardo Jones e Antonio Middleton Martiri | |
| Beato Bartolomeo Pucci-Franceschi Sacerdote francescano |
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse: “Padre, è giunta l’ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te. Poiché tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo.
Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse.
Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te”.
Parola del Signore
domenica 4 maggio 2008
Messaggio del 2 maggio 2008 ( Mirjana )
omelia a cura della Comunità Missionaria Villaregia (giovani)
Gesù allora ci presenta una solitudine divina da ricercare, la solitudine che ci permette di rimanere da soli con il Padre. E' la solitudine di tanti monaci, monache, persone consacrate, che hanno ritrovato nella solitudine il modo di stare più profondamente con tutti gli altri, avere nel cuore e nella mente i problemi del mondo, senza che questi soffochino l'uomo, ma perché siano depositati nel cuore del Padre.
Si legge nel nostro Libro di Vita:
"Nell'esperienza di silenzio,
di profonda solitudine con Dio
troviamo l'inizio e il senso dell'incontro con i fratelli,
dell'apertura all'altro, della relazione con l'altro-Altro."
Non dunque una solitudine fine a sè stessa, una solitudine che è fuga, ma uno spazio che creiamo in noi affinché il Padre possa trovare ospitalità e con lui i fratelli.
E' questa solitudine una delle più alte forme di accoglienza.
lunedi 5 maggio
| San Gottardo di Hildesheim Vescovo | |
| San Brittone di Treviri Vescovo | |
| Sant' Eutimio di Alessandria Martire | |
| San Nicezio di Vienne Vescovo | |
| San Gioviniano Martire | |
| San Sacerdote di Limoges Vescovo | |
| Sant' Avertino | |
| San Leo (Leone) di Africo Eremita |
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, i discepoli dissero a Gesù: “Ecco, adesso parli chiaramente e non fai più uso di similitudini. Ora conosciamo che sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio”.
Rispose loro Gesù: “Adesso credete? Ecco, verrà l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto proprio e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.
Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!”.
Parola del Signore
mercoledì 30 aprile 2008
Omelia a cura di Mons. Vincenzo Paglia
Mercoledi 30
| San Pio V (Antonio Ghislieri) Papa - Memoria Facoltativa | |
| San Giuseppe Benedetto Cottolengo Sacerdote - Comune | |
| San Mercuriale di Forlì Vescovo | |
| San Donato di Evorea Vescovo | |
| Sant' Eutropio di Saintes Vescovo | |
| San Pomponio di Napoli Vescovo | |
| Santi Diodoro e Rodopiano Martiri | |
| Sant' Augulo Vescovo |
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà”.
Parola del Signore
martedì 29 aprile 2008
Omelia dell'eremo di San Biagio
Oggi, nella mia pausa contemplativa, mi lascerò scuotere dall'esempio di S.Caterina. Una donna (la donna allora non contava nulla) per di più giovane e illetterata che si fa mediatrice di pace presso i potenti di allora e presso lo stesso Pontefice. Anche oggi il mondo ha estremo bisogno di pace. Io cosa faccio?
Martedi 29
| Santa Caterina da Siena Vergine e dottore della Chiesa, patrona d'Italia - Festa | |
| San Tichico | |
| Sant' Acardo Abate | |
| Sant' Antonio Kim Song-u Catechista e martire | |
| San Cristino Martire | |
| San Severo di Napoli Vescovo | |
| Sant' Ugo di Cluny Abate | |
| San Torpete (Torpes, Torpè) Martire |
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: “Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene. Ora, mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”.
Parola del Signore
lunedì 28 aprile 2008
Omelia a cura dei Carmelitani
• Giovanni 15,26-27: L'azione dello Spirito Santo nella vita delle comunità. La prima cosa che lo Spirito fa è dare testimonianza di Gesù: "Egli mi renderà testimonianza". Lo Spirito non è un essere spirituale senza definizione. No! E' lo Spirito della verità che viene dal Padre, sarà mandato da Gesù stesso e ci introdurrà nella verità piena (Gv 16,13). La verità piena è Gesù stesso: "Io sono la via, la verità e la vita!" (Gv 14,6). Alla fine del primo secolo, c'erano alcuni cristiani così affascinati dall'azione dello Spirito che non guardavano più Gesù. Affermavano che ora, dopo la risurrezione, non era più necessario fissare lo sguardo su Gesù di Nazaret, colui "che venne nella carne". Si allontanavano da Gesù e rimanevano solo con lo Spirito. Dicevano: "Gesù è anatema!" (1Cor 12,3). Il Vangelo di Giovanni prende posizione e non permette di separare l'azione dello Spirito dalla memoria di Gesù di Nazaret. Lo Spirito Santo non può essere isolato con una grandezza indipendente, separato dal mistero dell'incarnazione. Lo Spirito Santo è inseparabilmente unito al Padre ed a Gesù. E' lo Spirito di Gesù che il Padre ci manda, quello stesso Spirito che Gesù ci ha conquistato con la sua morte e risurrezione. E noi, ricevendo questo Spirito nel battesimo, dobbiamo essere il prolungamento di Gesù: "Ed anche voi darete testimonianza!" Non possiamo mai dimenticare che proprio la vigilia della sua morte Gesù ci promette lo Spirito. Nel momento in cui lui si donava per i suoi fratelli. Oggi giorno, il movimento carismatico insiste nell'azione dello Spirito, e fa molto bene. Deve insistere sempre di più, ma deve anche insistere nell'affermare che si tratta dello Spirito di Gesù di Nazaret che, per amore dei poveri e degli emarginati, fu perseguitato, detenuto e condannato a morte e che, proprio per questo, ci ha promesso il suo Spirito in modo che noi dopo la sua morte, continuassimo la sua azione e fossimo per l'umanità la stessa rivelazione dell'amore preferenziale del Padre per i poveri e gli oppressi.
• Giovanni 16,1-2: Non aver paura. Il Vangelo avverte che essere fedeli a Gesù ci porterà ad avere difficoltà. I discepoli saranno esclusi dalla sinagoga. Saranno condannati a morte. Con loro succederà la stessa cosa che è accaduta a Gesù. Per questo, alla fine del primo secolo, c'erano persone che, per evitare la persecuzione, diluivano il messaggio di Gesù trasformandolo in un messaggio gnostico, vago, senza definizione, che non contrastava con l'ideologia dell'impero. A loro si applica ciò che Paolo diceva: "Hanno paura della croce di Cristo" (Gal 6,12). E Giovanni stesso, nella sua lettera, dirà nei loro riguardi: "Poiché molti sono i seduttori che sono apparsi nel mondo, i quali non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l'anticristo!" (2 Gv 1,7). La stessa preoccupazione appare anche nell'esigenza di Tommaso: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò." (Gv 20,25) Il Cristo risorto che ci promise il dono dello Spirito è Gesù di Nazaret che continua ad avere fino ad oggi i segni di tortura e di croce nel suo corpo risorto.
• Giovanni 16,3-4: Non sanno quello che fanno. Tutto questo avviene "perché non riconoscono né il Padre né me". Queste persone non hanno un'immagine corretta di Dio. Hanno un'immagine vaga di Dio, nel cuore e nella testa. Il loro Dio non è il Padre di Gesù Cristo che ci raduna tutti in unità e fraternità. In fondo, è lo stesso motivo che spinse Gesù a dire: "Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno" (Lc 23,34). Gesù fu condannato dalle autorità religiose perché, secondo la loro idea, lui aveva una falsa immagine di Dio. Nelle parole di Gesù non appare odio né vendetta, ma compassione: sono fratelli ignoranti che non sanno nulla del nostro Padre.
Lunedi 28
| Santi Pietro Chanel e Luigi Maria (Grignion) da Montfort - Memoria Facoltativa | |
| San Pietro Chanel Sacerdote e martire - Memoria Facoltativa | |
| San Luigi Maria (Grignion) da Montfort Sacerdote - Memoria Facoltativa | |
| Beato Lucchese e Beata Buonadonna Sposi - Comune | |
| Sant' Afrodisio di Beziers Vescovo | |
| Santi Eusebio, Caralampo e compagni Martiri | |
| Santi Paolo Pham Khac Khoan, Giovanni Battista Dinh Van Than e Pietro Nguyen Van Hieu Martiri | |
| Santi Massimo, Dada e Quintiliano Martiri |
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio.
Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, verrà l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma io vi ho detto queste cose perché, quando giungerà la loro ora, ricordiate che ve ne ho parlato”.
Parola del Signore
Messaggio del 25 aprile 2008
giovedì 24 aprile 2008
Commento a cura di don Nunzio Capizzi
Amore è un termine abusato. Tutti ne parlano, continuamente. Ma non è facile dire che cosa esso sia. Nell'uso corrente, esso è spesso connesso al desiderio di possedere ciò che non si ha. L'insegnamento evangelico è diverso: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito» (Gv 3,16). Dio, dunque, ama di un amore diverso dal desiderio di possedere: il suo non è un amore che cerca di avere per sé, ma che dà gratuitamente a coloro che non hanno nulla. Così noi siamo accolti nell'amore di Dio, nell'amore del Padre e del Figlio, resi partecipi della vita trinitaria. Benedetto XVI, nella sua prima enciclica, riflettendo sulla relazione tra eros e agape e sul suo risvolto per l'immagine biblica di Dio, ha scritto: «l'eros di Dio per l'uomo [...] è insieme totalmente agape. Non soltanto perché viene donato del tutto gratuitamente, senza alcun merito precedente, ma anche perché è amore che perdona».
È a questo amore che Cristo si riferisce, quando dice ai suoi discepoli di restare nel suo amore, osservando i suoi comandamenti. Obbedire ai comandamenti, in altre parole, significa mettersi sulla strada di amare come Dio ama, di donare gratuitamente e di perdonare come fa lui. La conferma di vivere nel suo amore ci viene da una vita conforme a quella del Figlio di Dio incarnato: «Da questo abbiamo conosciuto l'amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli» (1Gv 3,16) e «Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli» (1Gv 3,14).
Il "colore" dell'amore è la gioia. Come per Paolo (cfr. Gal 5,22; Rm 14,17), così anche per Giovanni (cfr., ad esempio, Gv 3,29), la gioia è un frutto della presenza di Cristo e dello Spirito Santo. Di questa gioia il brano sottolinea la pienezza (cfr., pure, Gv 17,13), aprendo il nostro cuore alla gioia senza limite, che colma l'insaziabile desiderio umano di felicità.